Non riconosco…

labirinto

Non riconosco

pullulano individui incongrui in ridondanti paste provinciali

balbettare full time in distribuzione di suoni vuoti simili a sentenze

designate ormai le vittime annunciate e già giustiziate

il linguaggio abdica va in vacanza

sfregi sonori disposti variamente lungo pareti di specchi tremolanti

scorci con effetto straniante in torsione infinita

di una agonia morale basta

una capriola di troppo e si cade nel dedalo perverso nel minuetto

sfolgorante di ombre nere

non ci dovrebbe esser più un fondo né un fondo

senza fondo

cerco la linea che mi riporti in superficie

la vedo distinguo un filo

ma nessun elemento va da solo la presa

non è alla mia portata

occorrono svariate densità confuse per tono in creazione di sinfonici passi verso fuori

la memoria è parziale e si fa evocativa nostalgia attrazione dell’arcaico piacere della piazza

del molteplice senza disordine

ed essere il proprio tempo fare i conti con le fratture quasi come una disfatta che può passare

 

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TEORICA DELLA FAME…

Risultati immagini per URLO IN BIANCO E NERO

 

teorica della fame in abituccio stazzonato sempre

contro un dominare di servi e replicanti che abbisognano di fruste

a punire  di fuoco a purificare con calcolata mellifluità

in esili falsetti hanno costruito una reggia su fatti

 immediati da consumare digerire

soggettività in brandello delta desolato e detritico di intensità selvaggia maldicenti

in sputo di scarti e scorie

e anche se muovo da materia pesante elaboro una mia strategia

sul perimetro della palude

occorre rischiare

ho messo in bocca poco più di cinquanta parole tutte a misura della mia persona

piccola vita di un’ora di sguardo

non perdere la voce

essere lucidi fuori di sè

ingigantire

straziare

educare

stordire

sospiri trapassi e urla

e ora mi trovo a mugghiare immagini a ripetere e ripetere

e ripetere

gli stessi suoni

e di nuovo ad innamorarmi

in abbandono di misura in profumo di vino versato

in elogio alla violenza della  gen  ti  lez  za

 

 

In letargica posa…

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in letargica posa attendo

penso al legno e alla gente avvolta da neon e muri in tinta vecchia

nessuna parola in controluce solo fatti a buon mercato e niente che corrisponda  mai con precisione

osservo dal fondo di un cubo manciate di coratelle esibite a vista

ne cerco uno scontornato senso riconosco gli stessi fotogrammi di epoche diverse ricordare

in memorie severe distratte reticenti al massimo condiscendenti la verità

non esiste

non esiste il corpo l’anima non esiste in questo posto

mastico burro di un interrato biscotto  in scontrosa e sguaiata grazia

ogni evento è una miriade di gocce

unisco i puntini segno un cammino e mi permetto di muovermi

leggero passo verso destra no è meglio non prendere posizione

leggo fondi di caffè così per passare il tempo

il poetico esiste là dove tutto manca va cercato qui

scrivo con gomiti piantati su anonima scrivania colorata di guizzo stinto

concretezza delle pratiche amministrative alchimie complesse talora insondabili

si sa il lavoro tempra e vince l’illusione delle altezze

inspiegabile questo mio quotidiano indecifrabile anche se regolare.

 

Oscuro lo specchio…

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Oscuro lo specchio

feticcio d’identificazione immaginaria decompongo

la ragnatela dei richiami desiderio

dissolto in cupidigia diffusa smania

di prendere e lasciare in sperpero maniaco del circostante

averti opposto simmetrico della sazietà sfarinata

di pulviscolo subisco l’intollerabile tua bellezza

disarmata io per eccesso di difesa

cado

nel regno senza confini dell’eterna veglia

dove la necessità vitale diventa un tutto cielo

femminilità incarnata posa imprendibile esibizione

di materia pregiata che si mostra  si concede soltanto

in punta di pennello distoglie e corrompe in folate dionisiache ogni

ordine e schema

ogni

vano tentativo di resistenza

e questo sciocco linguaggio

inservibile troppo

troppo splendente questo sole infuocato

incido i miei sogni sotto i tuoi passi

e tu

vai piano

calpesta piano

piano calpesta

Questo tempo fissato…

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Questo tempo fissato per cominciare

una dimensione d’anima pronta ad inchinarsi ovunque le radici restino

procedo per fiammelle e ritmicamente danzo alla rovescia

microscopiche vibrazioni interne e in coro ribelle inseguo

un altro luogo ancora per una diversa rivoluzione in attimi

dilatati e salutari strozzature rilancio senza fine dove

il senso non si perde traccia percorsi con chiaro punto d’origine

sì lo so che quel che conta di una linea e’ sempre la meta’

in lontananza variabili escursioni in superficie mai programmabili mai

rassicuranti nulla si muove condizione fuori natura

condizione

fuori

natura del vecchio stantuffo e del suo disseccamento non ci dovrebbe essere piu’ un fondo ne’ un fondo senza fondo soltanto

altezze che diano senso alla buona direzione

vedi

il mio palcoscenico inneggia alla cicala e neppure per distrazione guarda alla formica

e come se non bastasse mi commuovo sempre

con gli occhi lucidi nelle sale d’aspetto delle stazioni sempre

come d’avanti all’ infinito sempre

Ce n’è abbastanza….

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Ce n’ è abbastanza per molte domande

trame cercate in fili pensiero anarchico

spontanei

chiamati alla coscienza su frammento di colore rispondo

in corona di idealità come se fossero alla mia portata

un espresso non significabile di una proposizione qualsiasi rilancio

senza fine dove il senso non si perde si immette in pezzi

di sé abbastanza liberi

tento un tracciato di segni e in tremolio di mano dipingo un quadro

in volumi bidimensionali di richiami alle cose

slanci esterni spericolati voli procedo

per salti in attrazione verticale

non avevo parole e le cercavo

poche parole che fossero quelle

ma il bianco mostra le sue imperfezioni e si banalizza in voce armonica

al limite dell’udibile inghiotte vocali in agguato

in eco da polverizzare